Claudio Mastroianni

Digital Expert & Cantastorie

  • Qualche nota sul nuovo ClaudioMastroianni.com

    Qualche nota sul nuovo ClaudioMastroianni.com

    Partiamo dal dare a Cesare quel che è di Cesare: tutto quello che vedete su questo dominio è stato fatto da me, tranne il logo.

    Il mio nuovo logo è infatti frutto del bel lavoro di Riccardo Fano, grafico e illustratore (e ora anche scrittore: qui trovate il suo Parole., la cui realizzazione tecnica è – incidentalmente – mia).

    La mia richiesta era relativa a un logo che potesse operare una sintesi fra quelli che considero i tre aspetti cardine della mia formazione professionale – editoria digitale, tecnica e creatività – a cui affiancare la mia filosofia del “big problems, simple solutions”.

    Il logo li riassume, dal mio punto di vista, in maniera egregia: nella semplicità e pulizia delle linee, nella scelta del carattere tipografico e nell’utilizzo dello slash come elemento grafico caratterizzante, che rimanda alle URL del Web ma anche al linguaggio HTML.

    Grazie, Riccardo. A buon rendere.

    CMS, Hosting e linee di comando: WordPress, Dreamhost e WP-CLI

    Come potete leggere nel footer, ClaudioMastroianni.com è basato su piattaforma WordPress.

    WordPress è un CMS (Content Management System) gratuito che è diventato oramai la soluzione standard per la realizzazione di progetti editoriali sul Web.

    È un sistema che conosco molto bene e che è evoluto con una velocità esponenziale nel corso degli anni: la sua ultima iterazione sfrutta un editor visuale che permette di costruire il layout di ogni articolo in maniera molto granulare. Basta avere un’idea chiara di cosa si vuole realizzare.

    L’hosting su cui si appoggia ClaudioMastroianni.com è invece fornito da Dreamhost, che mi supporta/sopporta ormai da più di una decina di anni. È affidabile, è flessibile e ha un costo relativamente accessibile (fra i 60 e i 70 euro all’anno, in base al cambio dal Dollaro all’Euro). Per installare WordPress ho utilizzato il loro pratico servizio di One-Click Install di Dreamhost, che snellisce il processo e lo rende a prova di sciocchi.

    Il tema grafico, invece, è stata tutta un’altra cosa: l’ho realizzato completamente da zero. Sono partito da questa guida di Steve Polito con le istruzioni per creare un template basato su Bootstrap: grazie a lui ho scoperto dell’esistenza di WP-CLI, un sistema di controllo a linea di comando che ha cambiato molto il mio modo di rapportarmi a WordPress. Si tratta di un sistema abbastanza tecnico, ma molto interessante: non si finisce mai di imparare.

    Bootstrap 5: grazie di esistere

    La grafica di questo sito è stata totalmente costruita da me, l’ho già detto?

    L’ho costruita sfruttando il framework Bootstrap – per dirla in maniera semplice: si tratta di un insieme di regole che semplificano e schematizzano lo sviluppo di siti e applicazioni web, ma potete approfondire di più su Wikipedia – che continuo ad apprezzare ogni giorno di più.

    Non sono un web designer, non sono un web developer, ma ho una formazione tecnica che mi permette di sporcarmi le mani. E me le sono sempre sporcate, soprattutto per i miei siti e per i miei progetti.

    Grazie a Bootstrap posso fare molto di più.

    Perché posso attingere a un patrimonio di lavoro condiviso di developer e designer che hanno dedicato parte del loro tempo e delle loro vite per aiutare a creare un Web più ricco, bello, usabile.

    Ragazzi: internet è proprio questa roba qui: condivisione della conoscenza e delle competenze. Bootstrap è uno di quei progetti che mi riconcilia con il mondo: grazie a tutti quelli che ci hanno lavorato.

    Una grafica ispirata a (omissis)

    Quando ho mostrato in anteprima il mio sito al mio amico davidepiantala, il suo commento è stato “mi piace il taglio magazine che gli hai dato”.

    Ne sono rimasto contento: l’ispirazione era proprio quella legata ai newsmagazine, ai prodotti editoriali e tipografici. Una grafica orientata più al testuale che al visivo, all’immagine, al video.

    A dirla tutta, l’idea iniziale era ancora più radicale e doveva avere maggiori richiami visivi al mio lavoro: l’uso delle parole, principlamente. Ma in Rete tutto è frutto di sintesi tra realtà ed esigenze diverse e così sono arrivati i colori, le icone, le immagini.

    Custom Post Type come se piovesse

    In questo tema – che ho banalmente chiamato “CMTheme”, perché la fantasia è caratteristica tipica dei copy ma MAI quando si tratta di se stessi – ho fatto un pesante uso dei Custom Post Type di WordPress (se volete saperne di più, c’è un articolo molto completo di Rachel McCollins su Kinsta).

    I Custom Post Type sono uno strumento molto potente messo a disposizione con le versioni più recenti di WordPress che lo hanno davvero trasformato da un semplice strumento di blogging a uno strumento di gestione dei contenuti.

    Sono Custom Post Type tutte le pagine legate alla mia offerta professionale, tutti gli elementi del mio portfolio ma anche componenti più strutturali del sito, come le voci di menù, alcuni elementi del footer e della home-page.

    Questo mi ha permesso di avere un layout articolato ma modificabile in base alle mie esigenze, volta per volta, senza dover mettere mano al codice.

    Usi e abusi delle fasi Beta

    Il sintèma “in fase beta” è ormai diventato standard (abusato) di ogni rilascio digitale, un po’ a mascherare lavori spesso fatti alla carlona (un altro sintèma), un po’ a dimostrare quanto complessa sia diventata la Rete oggigiorno.

    Detto questo, ClaudioMastroianni.com è effettivamente in fase beta, per quanto avanzata: potrete trovare – anzi sicuramente lo farete – errori, imprecisioni, contenuti da aggiornare o popolare. Si tratta di un progetto complesso fatto in totale autonomia: portate pazienza. E se vi va segnalatemi tutto quello che c’è da segnalare: nei commenti, via mail o attraverso i miei account social.

  • Carol Hubscher: la donna dietro la matita

    Carol Hubscher: la donna dietro la matita

    Secondo Carole Hubscher, gli svizzeri e gli italiani hanno una cosa che li accomuna più di quanto il resto li divida: l’amore per l’artigianato, la manifattura.

    Insomma: siamo popoli pratici, che amano fare, costruire, creare. Sporcarsi le mani.

    Presidente di Caran d’Ache, marchio che ci ha regalato strumenti per la scrittura e il disegno iconici come il portamine Fixpencil o le matite acquerellabili Prismalo, l’abbiamo incontrata in occasione della Milano Design Week e della presentazione dell’edizione speciale della Fixpencil firmata Mario Botta, e ne abbiamo approfittato per sederci con lei e farci raccontare la sua visione del design, filtrata dalla lente di chi trasforma il prodotto in progetto imprenditoriale.

    “Un prodotto di design è un qualcosa che sì può passare alle generazioni future, una bella storia, un prodotto iconico. Questo è il design”, ci ha raccontato Carole. “Prendete la nostra Fixpencil, ad esempio: è un vero prodotti di design perché non è qualcosa che segue le mode. È rimasta e rimane sempre se stessa”.

    E in effetti stiamo parlando di un prodotto con quasi 90 anni di storia, nato per merito di due degli elementi che costruiscono la base dell’innovazione: la necessità e l’intuizione. Nel 1929 – anno di creazione della Fixpencil – il legno di cedro che costituisce l’armatura delle classiche matite scarseggiava, ed è da questa necessità che l’ingegnere Carl Schmid ebbe l’intuizione di creare una armatura meccanica, un portamine a pinze in grado di sfruttare direttamente le mine in grafite.

    Un’idea semplice accompagnata da scelte di design vincenti (la forma esagonale della Fixpencil richiama quella delle matite a cui siamo abituati) ed ecco un oggetto senza tempo, valido e apprezzatissimo ancora adesso.

    Carole Hubscher ci scherza su: “È il regalo perfetto: c’è una storia dietro, ed è anche più economica di un mazzo di fiori”.

    “Quando hai un prodotto iconico, si vende da solo: la gente ne conosce bene la qualità, e sa di non correre un rischio o rimanerne deluso“. 

    La Hubscher ci racconta della sua azienda con la chiarezza, la calma e l’energia di una persona che ha piena fiducia nel suo marchio.

    Che, dopotutto, ha tranquillamente superato il traguardo dei cent’anni (e qualcosa vorrà pur dire).

    Caran d’Ache è un ‘love brand’, un marchio che si ama, che si lega ai nostri sentimenti: ci ricorda la nostra infanzia, i bei momenti della nostra vita. Sono molto orgogliosa di esserne presidente, soprattutto perché si tratta di un marchio che è ancora al 100% svizzero: creiamo e produciamo in Svizzera, senza nessuna esternalizzazione all’estero”.

    “Quello che vorrei aggiungere all’azienda, come primo presidente donna, è una maggiore trasparenza comunicativa: abbiamo così tanto da raccontare, e finora abbiamo detto pochissimo, ci siamo solo concentrati sulla produzione. Ma oggi come oggi la gente vuole conoscere la storia dei prodotti che acquista. Che cosa c’è dietro a un brand”.

    Storia, storia, storia: una parola che ritorna spesso nella nostra intervista, un concetto che Carole Hubscher sembra amare particolarmente e che accompagna la sua visione del marchio.

    Certo, con un heritage così forte come quello di Caran d’Ache la tentazione potrebbe essere quella di sedersi, rilassarsi e affidarsi a oggetti iconici come la Fixpencil, o le matite Prismalo, o le stilografiche Madison, o le classiche penne a sfera 849.

    Tutti prodotti che si vendono da soli, come ricordava la presidentessa.

    Invece l’azienda svizzera ha optato per una strategia intelligente, fatta anche (e soprattutto) di edizioni speciali che vedono il coinvolgimento di architetti, designer, artisti.

    Un omaggio a chi quei prodotti li usa davvero tutti i giorni (Joan Mirò e Picasso, per citare due nomi), ma anche una strizzata d’occhio agli amanti del collezionismo, sempre alla ricerca di sfizi e novità.

    Paul Smith, India Mahdavi, Claudio Colucci, lo stesso Mario Botta: personaggi che hanno messo la loro firma e la loro cifra stilistica sulla cancelleria made in Swiss, andando ad arricchire e rinfrescare il catalogo di Caran d’Ache con veri e propri oggetti del desiderio.

    “Penso che sia molto importante che ci siano storie reali dietro alle collaborazioni che nascono fra un brand e gli artisti”, sottolinea però la Hubscher.

    “Con Mario Botta, per esempio: Mario usa da molto tempo la nostra FixPencil, ne ha una rossa sempre nel taschino”. Per questo motivo Caran d’Ache ha deciso di approcciarsi ancora una volta a Botta (aveva già firmato una stilografica nel 2005) chiedendogli di metterci la testa. Rilavorando la Fixpencil con il suo stile personale. 

    “… e si vede immediatamente la firma di Mario Botta, a colpo d’occhio”, conclude Carole Hubscher. “Si dice che una delle prime cose che Botta dice ai suoi studenti è ‘Dimenticate i computer: prendete una Fixpencil e imparate a disegnare a mano libera’. Ed è proprio vero: l’atto creativo nasce da una connessione fra quello che hai in mente e la tua mano. I primi schizzi, le prime fasi di un progetto… è importantissimo che vengano fatte a mano”.

    Perché il passato, la tradizione devono essere amati e rispettati.

    Le nuove tecnologie possono aiutare i designer, velocizzare la produzione, creare nuovi materiali e nuove soluzioni. Ma per dare forma al pensiero, prima di tutto, serve un foglio di carta. E una matita.